Da secoli la marineria ha un problema: i topi. Questi roditori poco simpatici si nutrono da sempre delle derrate alimentari dei marinai, dando molto disagio e portando spesso malattie. Per ovviare a questa calamità c’è una soluzione efficace: tenere un gatto a bordo.
Alcuni di questi felini sono entrati nella leggenda, come Oscar, che sopravvisse a tre naufragi durante la Seconda Guerra Mondiale.
Vediamo la sua storia.
Il gatto di bordo: acchiappatopi ma anche portafortuna

La pratica di avere un gatto su una nave è vecchia quanto la marineria.
La pratica di avere un gatto su una nave è vecchia quanto la marineria.
La sua funzione non solo prendere i topi, ma erano dei veri e propri talismani.
Già gli egizi, che veneravano questo animale come l’incarnazione della dea Bastet, lo consideravano un portafortuna, oltre che un’utile arma contro i topi, sia a terra che in navigazione.
Ancora oggi i marinai giapponesi ritengono che il gatto dai tre colori (arancione, bianco e nero) detto anche calico, sia utile per spaventare gli spiriti malvagi che dimorano nelle acque.
La loro enigmaticità e straordinaria sensibilità fece sviluppare alcune credenze. Se il gatto era irrequieto si avvicinava un cambiamento in peggio del clima, se starnutiva o se passava una zampa sopra un orecchio era in arrivo la pioggia, se si leccava in un certo modo era in arrivo la grandine ecc. Grande sventura capitava a una nave se il felino cadeva in mare e si perdeva fra le onde, mentre era segno di buona sorte se si avvicinava a un marinaio, strofinandosi.
Per capire quanta importanza avessero i mici nelle navi, il Consolato del Mare, un codice di leggi marittime universali nel XV secolo, che mise per iscritto consuetudini stratificate nel corso dei secoli, prescriveva che un capitano di una nave commerciale dovesse avere a bordo un preciso numero di felini, anche a seconda del tipo di carico che trasportava, in modo da mettere le merci al riparo dai topi. Se uno di essi moriva, doveva essere rimpiazzato appena possibile, poiché, nel caso in cui il carico fosse stato danneggiato dai ratti, i mercanti potevano chiamare il capitano in giudizio e rivalersi con lui dei danni subìti.
Il Consolato del Mare rimase in vigore fino all’Ottocento, ma la sostanza non cambiò di molto: i topi continuavano a infestare le navi e ci voleva qualcuno che li acchiappasse.
La marina da guerra inglese i mici rimasero una figura ufficialmente riconosciuta, al pari del cuoco di bordo o del macchinista ad esempio, fino al 1975, quando la carica fu abolita per ragioni igieniche. La marineria privata mantiene tuttora questa millenaria tradizione.
Gatti di bordo famosi
Come detto alcuni mici a bordo delle navi sono diventati famosi.
Facciamo qualche esempio:

Nell’agosto 1941, a largo dell’isola canadese di Terranova, il premier britannico Churchill si incontrò segretamente con il presidente americano Roosevelt sulla nave britannica Prince of Wales. Al termine del colloquio, che verteva sulla guerra, Churchill fu avvicinato da Blackie, il gatto di bordo, mentre risaliva su di un’altra nave che lo avrebbe riportato in patria. Il premier inglese, grande amante dei gatti, si chinò a salutare il felino accarezzandolo con calore. Il fatto non sfuggì a un militare presente che scattò una delle foto più famose della storia. A ricordo dell’evento il gatto fu inoltre ribattezzato “Churchill”.
Sul piroscafo inglese Empress of Ireland navigava la magnifica gatta arancione Emmy, che scese dalla nave il 28 maggio 1914 a Quebec City. L’equipaggio tentò di riportarla inutilmente a bordo, anche perché aveva anche dei cuccioli da sfamare, ma Emmy, cocciutamente, non volle tornare. La nave partì senza di lei, pur interpretando questo avvenimento come un presagio funesto. La mattina dopo, infatti, entrò in collisione con un mercantile norvegese, affondando rapidamente. 1012 persone, più i cuccioli della gatta, trovarono la morte in quella sciagura.
Sulla Endurance, la nave della spedizione al Polo Sud di Shackleton, c’era Mrs. Chippy, un nome da gatta anche se in realtà era un maschio. Quando la nave rimase intrappolata e distrutta dai ghiacci e dovette essere abbandonata, il capitano ordinò di uccidere il gatto e i cani da slitta, poiché non c’era cibo a sufficienza per tutti e sarebbero stati un peso per la spedizione verso il mare. Era il 21 novembre 1914. Anche il gatto Nansen morì in Antartide, stavolta per il freddo, e fu sepolto nel ghiaccio. Era a bordo della Belgica, nave della spedizione belga al Polo Sud del 1898.
Come testimoniano i resoconti del personale di bordo, la gatta Jenny era a bordo del famoso Titanic quando fece scalo a Southampton, prima del suo fatidico viaggio inaugurale. Poco prima della partenza, partorì i suoi cuccioli e, non appena poté, li trasportò sulla banchina. Il suo padrone, lo sguattero Jim Mulholland, le voleva un tale bene che non volle lasciarla, restando a terra mentre la grande nave partiva per la sua tragica traversata dell’Atlantico. Non sappiamo, a dire il vero, se Jim lo fece per affetto o per scaramanzia, ma questa decisione gli salvò la vita, con ogni probabilità.
Potremmo fare molti altri esempi, ma, senza dubbio, il gatto più famoso in questa speciale classifica è Oscar.
Oscar, l’inaffondabile.

Al National Maritime Museum di Greenwich, è esposto un quadro della pittrice britannica Georgina Shaw-Baker, raffigurante un gatto bianco e nero: è Oscar, conosciuto anche come Sam l’inaffondabile (Unsinkable Sam).
Il gatto fu trovato dai marinai inglesi il 27 maggio 1941 su un asse di legno che galleggiava nel Mare del Nord. Era un relitto della Bismark, la grande e sfortunata corazzata tedesca, affondata dai siluri britannici. Al naufragio sopravvissero solo 115 marinai tedeschi su 2200, e, appunto, il gatto.
Il cacciatorpediniere Cossack, incaricato di recuperare i superstiti, adottò subito il micio e lo chiamò Oscar, portandolo con sé nel servizio di scorta che il vascello faceva nel Mediterraneo.

(Immagine condivisa su licenza CC BY-SA 3.0 de via Wikipedia)
Il 24 ottobre 1941 un sottomarino tedesco la silurò aprendo uno squarcio nella prua e facendo 115 vittime. Si tentò di salvare la Cossack trainandola verso un porto, ma, il peggioramento delle condizioni climatiche, fece desistere la marina inglese dal compiere l’operazione. Tre giorni dopo, mentre l’equipaggio della Cossack, Oscar compreso, veniva tratto in salvo sul cacciatorpediniere Legion, la nave affondava a largo di Gibilterra.

(Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)
Il nostro gatto, già nella leggenda, fu adottato dalla portaerei Ark Royal, che stanziava nel Mediterraneo centrale con l’incarico di proteggere con i suoi aerei i convogli diretti a Malta.
Quasi come un segno del destino, il 14 novembre 1941 anche la grande nave subì un grave attacco da parte dei sottomarini nemici nella zona delle Isole Baleari. Lo scafo, forato in più punti dai siluri, si capovolse durante un tentativo di traino a 30 miglia da Gibilterra, affondando lentamente. Per fortuna si riuscì a portare in salvo tutto l’equipaggio tranne uno sfortunato marinaio che probabilmente fu risucchiato dal mare quando lo scafo si inabissò.

(Immagine di pubblico dominio via Wikipedia)
Anche Oscar si salvò, aggrappandosi a un asse di legno. Fu issato a bordo, completamente zuppo d’acqua e infreddolito. Era un po’ arrabbiato, ma salvo.
Dopo il terzo naufragio, si decise di assegnare Oscar al servizio di terra. Forse i superstiziosi britannici avevano il sospetto che il gatto in qualche modo non portasse bene alle navi su cui era imbarcato; dal canto suo, anche il micio fu soddisfatto per quel pensionamento: non ne poteva veramente più di rischiare l’annegamento!
Durante la guerra fu quindi trasferito negli uffici del governatore di Gibilterra, per esser poi, alla fine del conflitto, affidato a un marinaio inglese e portato in Gran Bretagna. Morì nel 1955, riverito come una specie di leggenda, degno di un ritratto posto nel museo della Marina di Sua Maestà.
Un po’ acchiappatopi, un po’ talismani e un po’ mascotte, una cosa è certa: anche i gatti hanno